Deluxe Mea Lux #7 – La rubrica di Costantino su Il Foglio

15 Marzo 2018 Comunicazioni, Editoria 0

A chi toccherà l’ingrato compito di insegnare ai grillini l’etiquette del potere.
Di Costantino della Gherardesca

Che cos’è il potere se non il riflesso delle regole che lo tengono in piedi? E cosa succede quando nelle stanze di quello stesso potere mettono piede persone che si vantano candidamente di ignorare quelle regole? Succede che la gente più sveglia fa scorta di cibo in scatola e si barrica in cantina. Oppure, nel migliore dei casi, succede che dall’alto viene mandato qualcuno dotato della pazienza e dell’autorità necessarie a trasformare una torma di buzzurri in un scolaresca da collegio svizzero.

Durante il regno di Luigi XIV, per esempio, la vita di corte era rigidamente regolata da una serie di norme, meglio note come étiquette, alla quale i nobili francesi dovevano attenersi rigorosamente per poter vivere nella reggia di Versailles. Filippo di Francia, fratello del re e duca d’Orléans, fu uno dei più strenui difensori di queste regole, e fece di tutto per renderle il più cavillose e complesse possibile. Per chiedere colloquio al re, per esempio, non si poteva bussare alla sua porta. Anche se si faceva parte della cerchia più stretta dei confidenti reali, si era tenuti a grattare delicatamente la porta con il mignolo della mano sinistra fino a quando il Re Sole si fosse degnato di rispondere. Per questa ragione, nella speranza che il re si accorgesse prima della loro presenza, molti nobili si lasciavano crescere l’unghia di quel dito, convinti che il raspare di un artiglio avrebbe fatto drizzare molto più in fretta le orecchie del sovrano. Anche la distribuzione delle sedie tra i titolati era regolamentata. Non bastava avere il sangue blu per meritarsi una poltrona: in presenza del Re Sole, la stragrande maggioranza dei nobili doveva stare in piedi. Un tabouret, ovvero uno sgabello imbottito, era concesso alle duchesse, mentre una sedia con schienale (ma senza braccioli) era privilegio riservato al duca d’Orleans.

-> continua a leggere sul sito del quotidiano